Stiamo lentamente entrando nella III Guerra Mondiale, ma il Papa dov'è?
Oggi tutti a citare la preghiera di Leone XIV: "Per il disarmo e la pace".. Bellissima, se non fosse che la "pace" è quella USA e il disarmo è quello imposto a tutti gli altri.
Forse, invece, varrebbe più la pena ricordare Tacito:
"Predatori del mondo intero,
adesso che mancano terre alla loro sete
di totale devastazione,
vanno a frugare anche il mare:
avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero,
gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare;
loro soli bramano possedere con pari smania
ricchezze e miseria.
Rubano, massacrano, rapinano e,
con falso nome, lo chiamano impero;
infine, dove fanno il deserto, lo chiamano pace."
["Raptores orbis", Discorso attribuito a Calgaco, un capo dei Caledoni, riportato da Tacito in "Agricola" (cap. 30, 4)]
Più che una preghiera, forse, per uno che ha un ruolo sociale, un peso politico e una proiezione di consenso globale come il Papa, varrebbe denunciare e condannare la III Guerra mondiale in corso.
Forse, così, darebbe riscontro e soddisfazione alla base sociale della Chiesa di Roma, quei milioni e milioni di fedeli in tutto il mondo che, onestamente, ripudiano al guerra.
Forse così, oltre ogni dichiarazione formale o formale attestazione di valore, farebbe diversamente dai suoi predecessori come Pio XII (Papa Paceli), che mai condannò il nazismo, il fascismo, la II Guerra mondiale.
Ma forse, il pover'uomo (e "poverodio", si può dire in questo caso), in realtà, non può. Non può perché "il Potere" non critica mai se stesso. Risponde alla sua natura storica. Arretra, come ogni potere, solo se battuto da un potere maggiore. Dunque, "uni solitudinem faciunt, pacem appellant" ("dove fanno il deserto, lo chiamano pace") e, pur di preservare se stessa, per la classe dominante attuale di cui proprio il Papa è esponente di spicco, meglio il deserto, un segno della croce che pulisce l'anima e una preghiera che mette a posto la coscienza.
Marzo 2026